Curiosità

Curiosità Storiche


F
in dall’antichità, il territorio dell’Alta Valle del Santerno, era un crocevia importante per il trasporto terrestre delle merci dall’Europa centrale e dall’Oriente verso Firenze e Roma. Intorno all’anno 1.000 nell’Appennino Tosco-Romagnolo la coltura dei castagni da frutto aveva preso il posto dei boschi di querce.

Le carovane mercantili, attraversando questo territorio, ebbero modo di conoscere e valutare positivamente la qualità e la bontà che caratterizzano questo frutto tipico locale. Questi straordinari frutti sono stati alla base dell’alimentazione fin dal Medioevo quando il castagno veniva chiamato “albero del pane”. La diffusione della castagna nella zona di Castel del Rio risale all’Alto Medioevo, (acquisendo un’importanza fondamentale per l’economia locale e alimentando ingenti esportazioni).


N
el 1559 la Valle del Santerno offrì in dono al Governatore di Romagna “dodici paia di capponi, cento libbre di formaggio Marzola, cento pomi da Rosa dette mele paradise, quaranta tordi, due lepri e SEI CORBE DI MARRONI”.
Risale al 1618 una relazione depositata presso l’Archivio di Stato di Firenze, che a proposito dei Castel del Rio dice: ”et vi si fa ogni mercoledì un mercato, al quale concorrono assai persone di luoghi convicini (…) et ancora de’ marroni de quali ne mandano fuori assai e per la maggior parte usano seccargli, et mondarli, et gli vendono con molta reputazione, sempre qualche cosa più che non si vende il grano”.


I
marroni erano anche una preziosa merce di scambio e si potevano trovare in mercati di paesi molto lontani quali Parigi e Il Cairo.
Essendo fonte di ricchezza e sostentamento per la popolazione, la coltivazione dei castagni era regolata da norme precise. Infatti, in un editto del 1694 troviamo questa citazione: “gran parte della rendita che ricavasi dal territorio di Castel del Rio consiste nel frutto delli castagni” e nello stesso atto veniva imposta la messa a dimora di nuove piante per ogni albero abbattuto per assicurare la salvaguardia del prodotto principale dell’economia locale.

Ancora oggi la tecnica di coltivazione del marrone non è cambiata, c’è rispetto della natura e dell’ambiente. Non si utilizzano, infatti, prodotti o sostanze di origine chimica, nè si ricorre ad alcuna forzatura produttiva. Le piante si nutrono esclusivamente in modo spontaneo di ciò che il terreno e il microclima offrono loro.
Fra le altre fonti storiche spicca per importanza l’Editto sopra l’incisione dei castagni, emesso nel 1694 dal governatore Antonio Maria Manzoni, che nell’esordio attribuisce alla coltivazione del castagno la maggior rendita economica del paese. L’editto stabiliva regole ferree per i tagli da farsi nelle selve, comminando sanzioni pecuniarie estremamente elevate per i trasgressori. La produzione aumentò ancora quando nel 1829 venne costruita la strada Montanara lungo la vallalta e nel 1882 la ferrovia consentì l’invio di ingenti quantitativi di Marroni anche all’estero.
Con l’industrializzazione degli anni Sessanta la produzione crollò e i castagneti furono decimati dalle malattie (in 100 anni la superficie a castagno diminuì di oltre 1000 ettari), fino alla lenta ma continua ripresa degli ultimi due decenni.

Curiosità Tecniche

I castagneti riconosciuti idonei sono localizzati in una zona compresa tra 200 e 800 metri di altezza e sono ubicati su terreni con adatte caratteristiche pedologiche (terreni leggeri, profondi, freschi, scarsamente calcarei, con un sottosuolo friabile di origine arenacea).


I
sesti di impianto devono essere quelli tradizionali, con una densità per ettaro variabile tra 75 e 125 piante. Pure per quanto riguarda le potature e la raccolta si fa riferimento alla tradizione locale, anche nei castagneti di recente impianto. In particolare sono vietate ogni pratica di forzatura e somministrazione di fitofarmaci sia nella fase produttiva sia in quella di lavorazione e di conservazione del prodotto.


L
a resa media in relazione all’andamento climatico, alla localizzazione dei diversi boschi, alla natura del terreno, è fissata in 15 chilogrammi di frutti per pianta e in 15 quintali di frutti per ettaro; questi limiti sono da rispettare anche in annate eccezionalmente favorevoli.
Tutte le operazioni di cernita, calibratura, trattamento dei frutti con la cura in acqua devono essere effettuati nel territorio di produzione stabilito dal disciplinare e anche nel vicino comune di Imola.
I Marroni freschi sono commercializzati a partire dal 5 ottobre dell’anno di produzione, con indicazione di peso, pezzatura, annata.

L’area di produzione comprende per intero il territorio del comune di Fontanelice e in parte i comuni di Castel del Rio, Casalfiumanese, Borgo Tossignano, nel corcondario imolese (provincia di Bologna), per un’estensione complessiva di circa 600 ettari.